BIBLIOTHECA AUGUSTANA

 

Raffaello Sanzio

1483 - 1520

 

I sonetti

 

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III

 

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Un pensier dolce è rimembra[r]se in modo

di quello asalto, ma più gravo è il danno

del partir, ch'io restai como quei ch'hano

in mar perso la stella, se 'l ver odo.

 

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Or, lingua, di parlar disogli el nodo

a dir di questo inusitato ingano

ch'Amor mi fece per mio gravo afanno,

ma lui pur ne ringrazio e lei ne lodo.

 

L'ora sesta era, che l'ocaso un sole

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aveva fatto, e l'altro surse in loco,

ato più da far fati che parole.

 

Ma io restai pur vinto al mio gran foco

che mi tormenta, ché dove l'on sòle

disiar di parlar, più riman fioco.

 

 

Varianti:

 

1

più di dispetti è ricordarsi el dano

del suo partir . . .

 

2

molte speranze nel mio peto stanno.

 

3

e questo sol m'è rimasto ancor

 

4

quel dolce suo parlar . . .

 

5

pel fisso immaginar quel . . .

 

6

nel mio pensi[e]r quel s[u]o pa[rlar] . . .

 

7

moso tanta letizia che . . .